Wikileaks: Legge Romani mette a rischio l'uso libero della rete

Posted in 19/12/10
by Unknown

Il cable #10ROME125 è originato dall’Ambasciata Statunitense a Roma. Redatto da David Thorne, Ambasciatore dell’era Obama, è una relazione su un disegno di legge che “minaccia la democrazia” e “soffoca la libertà di parola su Internet”. Il cable è datato 3 Febbraio 2010 ed è stato rilasciato il 13 Dicembre. Classificato come RISERVATO, vedrà la declassificazione solo nel 2 Marzo 2020.

Di cosa si parla in questo cable:
Sostanzialmente tutto il cable è riferito alla Legge Romani, la suddetta sarebbe stata scritta per attuare la direttiva UE 2007/65CE, ma secondo l’ambasciatore Thorne va ben oltre le direttive UE.
Secondo l’ambasciatore infatti la legge:

  • “Minaccia la democrazia”;
  • “Limita la libertà su Internet”;
  • "Il modo in cui è stata redatta";
  • "Favorisce le reti Mediaset;"
  • "Mette i providers come Youtube, ed in genere tutti i fornitori di contenuti audiovisivi su Internet, alla stregua di chi trasmette via etere";
  • "Mette l’Italia nella condizione di essere l’unico Paese occidentale a richiedere autorizzazioni a chi opera nella diffusione dei contenuti audiovisivi su Internet,mettendo così fortemente a rischio la democrazia, subordinando cosa può circolare e cosa non può a seconda di chi è al potere”;
  • “La legge vuole mettere dei limiti alla pubblicità sulle TV satellitari, cosa che va oltre le direttive UE, Previsioni in questo senso vogliono che la legge penalizzi in particolare il network Sky”;
  • "Contenuti per adulti non distribuibili fra le 7 del mattino e le 11 di sera, anche sulla pay-per-view, questo penalizzerebbe Sky in particolare che offre questo genere di servizi";

L’opinione dell’UE è di un completo FAIL nell’applicazione delle direttive, dopo l’attacco di Berlusconi a Dicembre (Massimo Tartaglia) e le provocazioni nate su Internet il Governo Italiano potrebbe aver deciso di usare questa legge per limitare questo genere di espressioni.

Alcuni passi interessanti:
4. Antonello Busetto, direttore di Confindustria per i Servizi Innovativi e Tecnologici, un’associazione d’affari che rappresenta gli interessi delle industrie IT, ha detto che la misura potrebbe significare “la morte di Internet in Italia”.

12. “Secondo dichiarazioni ufficiali del Governo si insiste dicendo che la legge non intende minacciare la libertà di parola. L’opposizione si lamenta ed usa linguaggi allarmisti, ma fuori dall’industria della telecomunicazione i numeri appaiono piccoli. Non c’è stata una rabbia pubblica in merito e anche Beppe Grillo, una personalità pubblica che abitualmente sparla del Governo sopratutto quando si tratta di regolamentare Internet, ha detto molto poco”.

Fonte | WikileaksItalia.org

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Confindustria: “Italia delude, la malattia è la bassa crescita”

Posted in 16/12/10
by Unknown

Le condizioni del mercato del lavoro restano "difficili" e dall'inizio della crisi, cioè dal primo trimestre del 2008 a oggi, sono stati persi 540 mila posti
L’Italia rimane indietro e delude sul fronte della ripresa. Pesano le mancate riforme e non si tornerà ai valori prerecessivi prima del 2015. E’ il giudizio espresso dal Centro studi Confindustria nel rapporto ‘Scenari economici’. Il nostro Paese, spiega il Csc, “replica la cattiva performance che ha manifestato dal 1997 in avanti. Aumenta il conto delle riforme mancate o incomplete o inadeguate rispetto a quanto realizzato dai partner-concorrenti. Confindustria limata al ribasso le stime del Pil, prevedendo che la crescita si fermerà al +1% nel 2010 (rivisto dal +1,2%) ed al +1,1% nel 2011 (dal +1,3%): ” Il confronto con la Germania è impietoso”.

Insomma, “l’Italia delude. La frenata estiva e autunnale – si legge nel rapporto – è stata decisamente più netta dell’atteso e il 2010 si chiude con produzione industriale e Pil quasi stagnanti. La malattia della lenta crescita non è mai stata vinta, come la migliorata dinamica della produttività nel 2006 e nel 2007 aveva lasciato sperare”. Il comportamento durante la crisi ha dissipato ogni dubbio al riguardo: la contrazione economica è stata violenta, -6,8% il Pil da massimo a minimo, 35 trimestri perduti.

Il recupero si dimostra indeciso e lentissimo: +1,5% finora. Così, prosegue il Csc, “non si ritornerà sui valori prerecessivi che nella primavera del 2015″. “Per riagguantare entro la fine del 2020 il livello del trend, per altro modesto, registrato tra 2000 e 2007, – avverte il Csc – l’Italia dovrebbe procedere d’ora in poi ad almeno il 2% annuo. Un obiettivo raggiungibile in un arco di tempo ragionevole, come insegna la lezione tedesca, entro il 2012 secondo gli stessi documenti governativi. Ma per coglierlo gli strumenti messi in campo appaiono insufficienti”.

Le condizioni del mercato del lavoro restano “difficili” e dall’inizio della crisi, cioè dal primo trimestre del 2008 a oggi, sono stati persi 540.000 posti. Il tasso di disoccupazione è all’8,5% nel 2010 e si stima dell’8,9% nel 2011 e 2012: inizierà a scendere molto gradualmente nel corso del 2012, dopo aver toccato l’apice (9%) nel quarto trimestre dell’anno venturo. Il massiccio ricorso alla Cig durante la recessione, si legge nel rapporto, ha notevolmente attenuato l’impatto della crisi sul numero di occupati: dal primo trimestre del 2008 al terzo del 2010 quest’ultimo è diminuito di 540.000 unità, contro una diminuzione delle ula (unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) di 1 milione e 221.000 unità, di cui 480.000 assorbite dalla Cig al suo picco nel secondo trimestre del 2010.

Tanto più consistente è stato il ricorso alla Cig (particolarmente elevato in alcuni comparti industriali), tanto più lenta sarà la ripresa dell’occupazione. La riduzione dei cassintegrati ritarda infatti la creazione di posti di lavoro. Il loro mancato reintegro si traduce in disoccupazione.

Fonte | Il Fatto Quotidiano

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La «Fabbrica»: gara di creatività e di partecipazione
Ognuno può proporre la sua idea e creare il suo slogan

BARI - «Nasce la campagna nazionale per Nichi Vendola Presidente - informa lo staff del comitato elettorale "Fabbrica di Nichi" - a partire da cinque temi fondamentali che però da soli non bastano a descrivere l’idea di Paese, di società, di modello di sviluppo che vorremmo.

Per questo invitiamo tutti ad una gara di creatività e di partecipazione: tra qualche giorno su nichivendola.it ognuno potrà proporre la sua idea e creare il suo slogan per contribuire, insieme a tante e a tanti, con passione e coraggio, a costruire un’Italia migliore».

«C’è qualcuno che crede nelle bacchette magiche, c’è qualcuno che pensa alla rivoluzione, c’è chi, sconfortato, si è già arreso da tempo. E invece noi sappiamo - aggiunge lo staff della "Fabbrica" - che basta saperla trovare, basta darle fiducia, basta aiutarla ad alzare la testa, ma per fortuna, un’Italia migliore c’è.

C’è un’Italia migliore sui tetti delle università, nelle aule delle scuole pubbliche, accanto a una culla, in coda a un supermercato, in un laboratorio di ricerca male illuminato, in una piazza piena di persone e di speranze, in case di fortuna, nelle librerie, nel lavoro quotidiano di tante associazioni, persino nei bar. C’è un’Italia migliore fatta di cittadini che hanno preferito la fatica dell’onestà al comfort della furbizia».

Fonte | Correire del Mezzogiorno

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Scontri a Roma, chi è l'uomo con la giacca beige?

Posted in
by Unknown

È vestito con una giacca beige, una sciarpa color panna, jeans chiari, maglia scura e scarpe da tennis bianche. Prima appare all'assalto di una camionetta della polizia armato di una vanga da cantiere. Poi, qualche minuto dopo, eccolo intervenire durante il pestaggio dei manifestanti nei confronti di un agente della Guardia di Finanza. Nella seconda apparizione sembra stare dalla parte dell'agente e lo si vede impugnare manganello d'ordinanza e manette. Chi è allora quest'uomo con la giacca beige? Uno scatenato manifestante? Un poliziotto in borghese? O un infiltrato, ma di quale provenienza?

È avvolto dal mistero uno dei tanti avvenimenti susseguitosi nel caos delle strade di Roma. Difficile rimettere in ordine cronologico le tante foto che lo riprendono ieri in piazza. Ma i dubbi si sollevano mettendo accanto le immagini di “giacca beige” che, prima è apparentemente tranquillo accanto ai finanzieri con manganello e manette in mano, poi solleva un bidone della spazzatura e lo scaglia sempre contro quegli agenti. Ad accrescere i dubbi ci sono altre fotografie che in sequenza raccontano l'aggressione ad un agente della Guardia di Finanza.

Si vede l'agente inseguito che cade a terra e i manifestanti che gli si fanno intorno e lo aggrediscono. Dopo pochi scatti ecco apparire alcuni “borghesi” che prendono le sue difese e allontanano i manifestanti. È qui che appare anche “giacca beige” con manette e manganello. È un agente infiltrato? E questo spiegherebbe manette e manganello. Oppure è un manifestante che ha partecipato all'aggressione del finanziere e gli ha sottratto i due oggetti? Questa seconda possibilità combacerebbe con la versione che lo stesso finanziere avrebbe fornito della sua aggressione e delle immagini in cui lui impugna la pistola.

Non la impugnava per usarla o per difendersi, ma per evitare che gliela sottraessero come avevano già fatto con manganello, radio e manette? Insomma, un caso difficile da decifrare su cui in tanti ora chiedono di fare chiarezza. A sciogliere i dubbi basterebbe identificare il misterioso “giacca beige”, ma in quasi tutte le foto appare a volto coperto. In quasi tutte però, non in tutte. Perché c'è solo una foto in cui un ragazzo in “giacca beige”, apparentemente un manifestante, viene trascinato via bruscamente dalla polizia. È lui l'uomo misterioso? E chi è?

Finocchiaro: "C'erano degli infiltrati"
"Il Pd ha chiesto che il ministro Maroni riferisca in aula e penso che verrà la settimana prossima". Ieri a Roma c'erano "evidentemente degli infiltrati. Noi vogliamo sapere chi erano questi infiltrati, chi li ha mandati, chi li paga e cosa vogliono". Così la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, conversando con i giornalisti al Senato, sugli incidenti di ieri nella Capitale.
Finocchiaro sottolinea che "la situazione è delicata. Quindi - il ministro venga in aula e spieghi. Anche il presidente dei senatori della Lega, Federico Bricolo, durante la capigruppo ha detto che la presenza di quei delinquenti ha comportato dei rischi sia per i manifestanti che per le forze dell'ordine. Ha
anche detto che certamente non erano studenti". Quindi, prosegue Finocchiaro, "vediamo chi sono perchè di tutto abbiamo bisogno tranne che di una riedizione del passato".


Dalla gente insulti a un'auto blu

Lungo via del Corso nei pressi di piazza Venezia sfreccia un'auto blu. Anche se dentro non c'è Berlusconi, né un politico, dal marciapiede delle persone (e non sono manifestanti) urlano "pappone", "bastardi".

Detriti per la via del Corso
Per la strada, nel tratto più vicino a piazza del Popolo, bidoni dei rifiuti divelti. Ma i negozi hanno riaperto.

Montecitorio resta blindata
Via del Corso bloccata verso Montecitorio, ma per le vie laterali era possibile arrivare nei pressi di Palazzo Chigi. Studenti e passanti stazionano pacificamente davanti a poliziotti in tenuta anti-sommossa. L'atmosfera non è particolarmente tesa.

Ragazzi fermati, litigio con una signora
Agenti portano via dei ragazzi. Litigio con una signora di una certa età che li contesta.

Tensione lungo la Flaminia
Il centro più "caldo" dopo piazza del Popolo (dove le forze dell'ordine hanno fatto almeno una carica), in larga parte sgomberata dalle forze dell'ordine, è passato lungo la Flaminia.

Altri incendi, il fronte si sposta oltre Piazza del Popolo
Almeno altre tre macchine incendiate in via Margherita di Savoia

Chiusa Piazza del Popolo

Le forze dell'ordine stanno chiudendo Piazza del Popolo. Il fronte si sposta a Porta del Popolo, in Piazzale Flaminio.

Scontri con i sanpietrini
Volano sanpietrini dalle scale del Pincio e oltre la porta che divide Piazza del Popolo da Piazzale Flaminio

Incendio a Piazza del Popolo
Rogo in piazza del Popolo. Scenario da guerra.

Incendiato un furgone della Finanza a via Ripetta
I manifestanti incendiano diverse auto e una camionetta della polizia all'imbocco di via Ripetta, da Piazza del Popolo.

Fumo nero e fiamme a Piazza del Popolo

Un fermato a via del Babuino
La polizia ferma un manifestante a via del Babuino. Dal balcone una donna urla: «Lo state ad ammazzà!»

Tafferugli in piazza del Popolo, negozi chiusi in via del Corso

I negozi hanno chiuso i portoni in via del Corso, dove studenti e forze dell'ordine si stanno fronteggiando.

La polizia ferma i manifestanti

Le forze dell'ordine stanno fermando diversi manifestanti, probabilmente infiltrati, a Piazza Augusto Imperatore, all'angolo di Via dei Pontefici con Via del Corso.

Barricate a Piazza Augusto Imperatore
Fuoco a strutture di legno prese dal ristorante Gusto. Barricate a Piazza Augusto Imperatore. Atmosfera surreale, dopo la concitazione scende il silenzio.

Scontri a Piazza Augusto Imperatore
Studenti e polizia si combattono su due fronti: Piazza Augusto Imperatore e nel tratto da via del Corso a Piazza del Popolo.

Roma, bombe carta e nuovi scontri
Gli studenti lanciano bombe carta su via del Corso. Sono di nuovo scontri. Di fatto i manifestanti sono ovunque: la coda del corteo e' ancora tra lungotevere e piazza del Popolo. I negozianti e gli abitanti si apprestano a chiudere vetrine e finestre. Su via del Corso si vedono ragazzi con i caschi, i bastoni, le bottiglie e i sanpietrini che provano ad arrivare a Montecitorio. Sulla loro strada le forze dell'ordine e sono scontri. La Polizia risponde con i lacrimogeni, ma sotto la 'spinta' dei manifestanti e' costratta a indietreggiare. Si sentono sirene. E sta volando di tutto.

Roma, guerriglia in via del Corso: assaltati i blindati delle forze dell'ordine

Un gruppo di Black Bloc sta assaltando in via del Corso i blindati con dentro i finanzieri che sono accerchiati e vengono picchiati dai teppisti con mazze. Oggetto della furia dei teppisti anche un camioncino dell'Ama, azienda che si occupa della nettezza urbana. Ripartendo da piazza del Popolo hanno fatto via del Corso e assaltato le forze dell'ordine che stazionavano all'altezza della Chiesa di San Carlo. Alcuni di loro sono proprio "black block", con caschi oscurati e mazze. Bruciata anche un'auto, in largo Goldoni una camionetta assaltata.

Palermo, gli studenti occupano anche la metropolitana
Gli studenti hanno occupato anche i binari della metropolitana dell'aeroporto di Palermo per protestare contro Trenitalia che impedisce la partenza dei manifestanti protagonisti del blocco del "Falcone-Borsellino". Per dare loro manforte, un migliaio di colleghi sta occupando i binari della stazione centrale e della biglietteria del capoluogo. Insomma, resta alto il livello della mobilitazione che ha visto pure il blocco degli accessi del porto e delle principali strade cittadine.

Cosenza, bloccata l'autostrada A3
Lo svincolo di Cosenza nord dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e' chiuso a causa di una manifestazione promossa da un gruppo di studenti dell'Universita' della Calabria contro la riforma degli atenei promossa dal Ministro Gelmini. Gli studenti hanno raggiunto lo svincolo dell'autostrada, provocandone il blocco, dopo avere tenuto un'assemblea nell'Aula magna dell'Universita', che e' da tempo occupata.
La protesta degli studenti dell'Universita' della Calabria ha come obiettivo, secondo quanto e' stato affermato dai promotori dell'iniziativa, la politica complessiva del Governo. Nell'aula magna che stanno occupando, tra l'altro, gli studenti hanno seguito in diretta il dibattito alla Camera sul voto di fiducia al Governo. L'area in cui e' in corso la protesta e' presidiata da polizia e carabinieri. Al momento non si segnalano incidenti.

Savona, studenti occupano la fortezza del Priamar
A Savona un corteo composto da un migliaio di studenti ha occupato pacificamente la storica fortezza del Priamar per protestare contro la riforma dell'Istruzione varata dal ministro Maria Stella Gelmini nel giorno della fiducia al Governo, appena incassata da Berlusconi. Gli studenti, appartenenti alle scuole medie e superiori del capoluogo e della provincia, si sono radunati intorno alle 10 in piazza Sisto IV per poi raggiungere l'antica fortezza, sulle cui mura è stato srotolato un grande striscione con scritto "Savona risponde".

Modena, scontri vicino
la stazione ferroviaria tra studenti e polizia
Alta tensione a Modena durante la manifestazione di protesta programmata contro il ddl Gelmini. In via Galvani, la strada che porta verso piazzale Dante Alighieri, nei pressi della stazione ferroviaria, alcune centinaia di giovani, tra cui studenti ed esponenti dei collettivi, hanno sfondato il cordone di una dozzina di agenti di polizia, che hanno reagito a colpi di manganello. Ferito alla testa Enrico Semprini, uno dei leader storici del collettivo Prendo casa. Nel frattempo sono giunti i rinforzi dei carabinieri con camionette.

Messina, corteo degli studenti in centro
Anche a Messina centinaia di manifestanti, alcuni dei quali aderenti all'Unione studenti, a Sinistra e Liberta' e al comitato Noponte, hanno manifestato in un corteo contro il Governo e la riforma Gelmini. Il corteo e'
partito dalla sede del rettorato e si e' poi spostato per il centro cittadino.
''Stiamo manifestando - hanno spiegato gli esponenti di Sinistra e Liberta' - per sfiduciare questo governo, rabberciato su una maggioranza di plastica e su un consenso che non esiste piu'. Un governo pusillanime che non ha il coraggio di confrontarsi con i soggetti sociali in carne ed ossa del Paese: studenti, docenti precari, cassintegrati e licenziati, giovani, terremotati e alluvionati, un'intera societa' in agitazione contro le scelte politiche di Berlusconi & co''.

Roma, banche devastate in via del Corso
Alcune banche in via del Corso sono state devastate, con vetrine sfondate in un caso da un palo segnaletico. Sui muri all'interno, un solo slogan: «The only good is a sound sistem».

Roma, il corteo su Corso Vittorio cerca di aggirare zona rossa
Due vetrine della banca di Roma su Corso Vittorio sono state infrante . Il corteo tenta di aggirare la zona rossa. Falso allarme tra gli studenti, arriva la falsa notizia della caduta del governo Berlusconi e il corteo esulta.

Roma, in Corso Rinascimento studenti lanciano sedie
In corso Rinascimento a Roma gli studenti stanno lanciando petardi, sedie e tavoli presi dai bar del posto contro le forze di polizia schierate con le camionette, che rispondono con i lacrimogeni per farli indietreggiare.

Sanremo, sono oltre 500 gli studenti
Sono oltre 500 gli studenti delle scuole imperiesi che stamattina si sono riuniti a Sanremo per manifestare contro la riforma Gelmini. Si tratta in gran parte di alunni del liceo Cassini, di Sanremo, a cui si sono uniti anche ragazzi dell'istituto d'arte e del liceo scientifico di Imperia e dell'alberghiero di Arma di Taggia (Imperia). I manifestanti hanno mostrato diversi slogan, con i quali chiedono al Governo di essere ascoltati. Tra questi, campeggiava uno striscione con su scritto: "cosa fare per farci ascoltare?", con accanto una vignetta su Berlusconi. Altri slogan: "le scuole private sono piu' uguali delle altre" e poi "la scuola non e' una sartoria", "piu' in basso di cosi' c'e' solo da scavare". Gli studenti hanno marciato per tutte le strade del centro arrivando fino al Casino' e con diversi sit-in, tra cui in Rondo' Garibaldi, piazza Colombo e via Roma.

Milano, studenti verso la Statale
Dopo oltre un'ora di tensione, tra studenti e forze dell'ordine, culminata con il lancio di uova e palloncini di vernice rossa contro gli agenti di polizia, l'ultimo spezzone del corteo di giovani, composto da un gruppo che si autodenifisce "i corsari", appartenenti ai centri sociali e studenti, aveva fronteggiato i cordoni di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa per una ventina di minuti.


Chiuso portone del Senato
Dopo il lancio dei petardi e delle bombe carta da parte dei manifestanti all'inizio di corso Rinascimento, per precauzione sono stati chiusi tutti i portoni del Senato e i senatori sono stati invitati a non uscire.



Cariche vicino al Senato
Manifestanti con pale e mattonelle
Cariche della polizia vicino al Senato quando i manifestanti hanno tentato di assaltare alcuni blindati armati di pale e mattonelle, prese da un camioncino. Il furgoncino pieno di picconi, martelli e mattoni e' parcheggiato a corso Rinascimento.


Letame davanti a Palazzo Grazioli
Un gruppo di manifestanti con il volto coperto da passamontagna e caschi ha lanciato alcuni sacchetti di letame e poi fumogeni e bombe carta in via degli Astalli, una strada dietro palazzo Grazioli.


Ancora lancio di fumogeni
Scene di guerriglia urbana a Corso Rinascimento. Gruppi di manifestanti che erano indietreggiati sono ritornati in corso Rinascimento e hanno lanciato nuovamente bombe carta e fumogeni contro le camionette delle forze dell'ordine. La polizia continua a reagire con ancio di lacrimogeni. Alcuni manifestanti hanno preso anche delle sedie da lanciare contro le forze dell'ordine.


Assedio al Senato
Palloncini pieni di vernice e bottiglie: gli studenti hanno iniziato una sorta di 'guerriglia' con le forze dell'ordine e ora, in corso Rinascimento, forze dell'ordine e studenti che si 'fanno schermo' con caschi e scudi si stanno fronteggiando. E' in corso un lancio di petardi e fumogeni. Sembra che le forze dell'ordine, schierate in tenuta anti sommossa, siano pronte a una eventuale carica di alleggerimento ma gli studenti ora stanno indietreggiando.


Sale tensione, fumogeni
in corso Rinascimento

Adesso il corteo, ha girato in corso Rinascimento dove si trova il Senato. Alla testa del corteo i giovani stanno avanzando in forte velocità e c'è una grande tensione. Petardi contro la polizia e fumogeni. Manifestanti stanno indietreggiando.


Roma, manifestanti
con caschi e bandana
Hanno indossato caschi e bandana per coprire il volto i manifestanti che si trovano ora in testa al corteo schierati dietro i libri di gomma piuma come scudi. Il corteo si trova ora in corso Vittorio Emanuele. La strada è stata chiusa al traffico e la zona è sorvegliata dall'alto con un elicottero.


Roma, studente ferito
da lancio di bottiglie
Un giovane studente e' stato ferito al volto probabilmente durante il lancio di bottiglie che i manifestanti hanno effettuato contro i mezzi blindati nei pressi di Palazzo Grazioli. Il ragazzo e' stato soccorso da altri studenti e fatto allontanare dalla manifestazione.


Roma, manifestanti cercano
di allontanare i Black Blok
Tensione tra i manifestanti del corteo di Roma che sta sfilando in centro. Dal corteo a piu' riprese si sono staccati gruppetti di ragazzi col volto travisato da sciarpe nere e cappuccio nero della felpa che hanno lanciato bottiglie e petardi contro i blindati. Gli studenti hanno cercato di bloccare i Black Blok, li hanno inseguiti e allontanati.



Palermo: "Siamo in 50mila"
La stazione centrale, l'aeroporto e il porto. Palermo e' ancora una volta 'occupata'. "Siamo in 50mila", dicono gli studenti universitari e delle scuole superiori che hanno invaso la citta'. A riversarsi sulle strade i giovani delle facolta' di Lettere e Filosofia, di Agraria, e di Scienze, tutte occupate; e quelli del coordinamento Studenti medi Palermo.


Roma, carabiniere preso
di mira da manifestanti
Un carabinieri che tentava di coprire un varco verso Palazzo Grazioli e' stato preso di mira da un gruppo di manifestanti che hanno tentato di colpirlo con delle mazze. A piu' riprese un gruppo di una ventina di manifestanti ha tentato di colpirlo poi gli hanno lanciato contro bottiglie di vetro e uova. Il militare si e' difeso con lo scudo ma non ha reagito.


Torino, studenti tolgono blocco
alla stazione Porta Nuova
E' durata una quarantina di minuti circa l'occupazione dei binari della stazione di Porta Nuova da parte degli studenti torinesi.


Lancio di fumogeni
e sampietrini piazza Venezia

Dal corteo lancio di fumogeni e petardi contro i mezzi blindati delle forze dell'ordine fermi all'ingresso di via degli Astalli, strada che porta davanti palazzo Grazioli. I manifestanti, che hanno indossato caschi, stanno lanciando anche bastoni e sampietrini e bottigliette acqua. Lancio anche di bombe carta e torce da stadio contro le forze dell'ordine.


Milano, corteo si divide
Il corteo degli studenti di Milano, arrivato all'altezza di piazza Fontana, si e' diviso in due tronconi: mentre una parte confluiva nella piazza come previsto dall'organizzazione, un'altra parte ha deciso di proseguire la marcia per raggiungere i giardini di via Palestro. Il cambio di tragitto sarebbe stato concordato in corso d'opera con la questura. Gli studenti infatti vorrebbero
proseguire con la manifestazione fino all'arrivo della notizia sull'esito del voto di fiducia del governo alla Camera.


Corteo arriva in piazza Venezia, tensioni
Le migliaia di studenti che si sono riversati in strada a Roma per protestare contro il governo Berlusconi, oggi al voto di fiducia, e la riforma universitaria
del ministro Gelmini, hanno raggiunto intorno alle 12.30 piazza Venezia. Durante il passaggio su via dei Fori Imperiali, gremita di persone a perdita d'occhio, i manifestanti hanno fatto scoppiare alcuni petardi e lanciato cori e slogan contro l'esecutivo. Ad attendere i manifestanti sulla piazza ci sono
numerosi mezzi blindati delle forze dell'ordine, che hanno sbarrato l'accesso a tutte le vie principali e le traverse che portano verso i palazzi del 'potere' ed in particolare Montecitorio.


Genova, gli studenti occupano
gli scali dei traghetti

Un corteo di circa 500 studenti partito stamani da piazza Caricamento, a Genova, dopo aver percorso le strade limitrofe agli scali dei traghetti ha occupato il varco portuale di Ponte Etiopia al porto di Sampierdarena e viale Canepa. La protesta e' stata indetta, come in tutta Italia, in concomitanza con la discussione sulla fiducia alle Camere.



Roma, studenti si uniscono
a Fiom e movimenti sociali

Il grande corteo degli studenti universitari a Roma, partito da La Sapienza, si e' unito con quello della Fiom e dei movimenti sociali: un fiume di migliaia
di persone che ora dirige verso Piazza Venezia. Lo slogan, ribadiscono gli studenti, e' sempre quello di "sfiduciare il Governo dal basso assediando i palazzi del potere". Il corteo trova davanti a se' una Piazza Venezia blindata, con tutti gli accessi verso Palazzo Chigi e Montecitorio presidiati dalle forze dell'ordine.


Bari, fermati tre studenti
Tre studenti che hanno tentato di occupare i binari di un passaggio a livello alla periferia di Bari sono stati bloccati dalla polizia e condotti in questura
per accertamenti.


Torino, bloccata la stazione
Uova contro sede Pdl
Gli studenti torinesi sono entrati verso mezzogiorno nella stazione di Torino Porta Nuova e hanno occupato i binari. Il corteo, in precedenza, si era fermato davanti alla sede del Pdl piemontese contro cui sono state lanciate uova, fumogeni e anche qualche pietra. Poi e' passato di fronte alla sede dell'Unione industriale ed e' proseguito verso la stazione di Porta Nuova.



Palermo, bloccati gli accessi
in aeroporto
Gli studenti stanno bloccando tutti e tre gli accessi al porto di Palermo, i cui cancelli erano stati chiusi. I ragazzi hanno legato delle catene alle grate e appeso striscioni con su scritto: ''Blocchiamo tutto, que se vayan todos''.
Al momento il traffico si via Crispi, via Messina Marine e Piazza XIII Vittime e' paralizzato.


Palermo, studenti accompagnati
fuori dall'aeroporto
La polizia sta accompagnando fuori dall'aeroporto gli studenti che erano riusciti a penetrare nel campo di volo dello scalo palermitano Falcone-Borsellino, portandosi - secondo quanto affermano i manifestanti - fino a una delle piste e che erano stati poi ricondotti dalle forze dell'ordine nell'area di parcheggio degli aeromobili.


Roma, gli slogan del corteo
"Dimissioni, dimissioni". E' l'invito che gli studenti in corteo a Roma lanciano in coro al governo. "Io non mi fido, io non mi fido" ripetono. E ancora, urlano "Non mi fidero', il governo abbattero'".


Roma: "Siamo in 100mila"
Sono centomila, secondo gli organizzatori, i manifestanti che stanno sfilando a Roma al corteo contro il ddl Gelmini e per chiedere la sfiducia al Governo.
Gli studenti, partiti dall'universita' La Sapienza, sono arrivati in via Cavour. Ai Fori Imperiali si uniranno a loro i manifestanti del coordinamento 'Uniti contro la crisi', di cui fanno parte gli operai della Fiom, gli aquilani, gli esponenti dei centri sociali e i cittadini di Terzigno che protestano contro il termovalorizzatore.


Immigrato di Brescia: governo razzista
"Siamo in piazza per esprimere l'opposizione sociale a questo governo che è espressione di razzismo istituzionale e che fa pagare la crisi ai migranti”.


Un'impiegata de L'Aquila:
entreremo nella zona rossa

Tina Massimini, impiegata de L'Aquila: “Siamo qui perché a L'Aquila Berlusconi ha creato le new Towns ma in realtà si vive nella totale precarietà nel centro storico della città e nei centri minori. Non ci sono progetti né soldi, proveremo ad entrare nella zona rossa, d'altronde noi ce l'abbiamo permanente e abbiamo fatto da cavia.


Cagliari, studenti seduti
davanti a Consiglio regionale
Tutti seduti in via Roma davanti al Consiglio regionale: il serpentone di universitari e studenti delle superiori si e' fermato in strada di fronte al palazzo della massima assemblea isolana per protestare contro la riforma
Gelmini. Intanto si e' ingrossato il corteo dei partecipanti: alla manifestazione ci sono ora circa cinquemila persone.


A Roma sfilano i libri-scudo

A via Cavour alla testa del corteo libri scudo fatti di gommapiuma e cartoncino plasticato, da Pirandello, a Sarte, a Luther Blisset. Gli slogan: "Ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città”

In marcia anche le mamme vulcaniche
Le mamme vulcaniche da Boscoreale: "siamo contro questo governo che anche stanotte ci ha picchiato e che ci avvelena", dice Patrizia una delle "mamme vulcaniche".

"In piazza per sfiduciare il governo"
"Oggi siamo in piazza per sfiduciare il governo che e' in crisi e deve sapere che non deve fare i conti solo con un voto in piu' o uno in meno, deve fare i conti con noi". Lo dicono gli studenti che stanno sfilando a Roma e che nei
loro cori bersagliano Berlusconi. Lo slogan del mega corteo e' "tutti insieme famo paura". I vari spezzoni si stanno unendo in un fiume di ragazzi che quasi si stupiscono della partecipazione: tra le file si sussurra "ammazza quanti siamo..".



Milano, uova contro sede Pdl
Le vetrine della sede del Pdl milanese in viale Monza sono state tempestate dal lancio di uova e vernice da parte di un gruppo di studenti che stava percorrendo viale Monza per raggiungere la manifestazione contro il governo in corso nel centro citta'.


Studenti occupano pista
dell'aeroporto di Palermo
Oltre 500 studenti medi ed universitari stanno bloccando l'aereoporto Falcone-Borsellino di Palermo. Gli studenti, arrivati con la linea metropolitana, sono riusciti ad accedere all'aereoporto eludendone i controlli e attraverso la sala degli arrivi sono arrivati alla pista.  Gli studenti espongono uno striscione con su scritto ''Blocchiamo tutto, que se vayan todos''.


"Uniti contro la crisi"
"Uniti contro la crisi". E' questo lo striscione che apre il corteo che si è radunato sotto il Colosseo e che sta cominciando a percorrere via dei Fori Imperiali. Fiom Cgil, Rifondazione, Sinistra Critica, Sel, le bandiere nero-verdi dell'Aquila, Unione Inquilini, Action, i Movimenti romani, No Dal Molin, i centri sociali di Roma queste le sigle che compongono l'assembramento del Colosseo che è in attesa del corteo degli studenti partito dalla Sapienza. In questo momento i manifestanti sono circa 4-500 persone.


"Corteo più grande
dai tempi della Pantera"
Quello di oggi a Roma "e' il corteo piu' grande dai tempi della Pantera. Siamo gia' in migliaia e in molti stanno ancora arrivando: aspettiamo 16 pullman da Pisa, 24 da Napoli". Lo afferma Roberto Iovino, portavoce della Rete della Conoscenza, che partecipa al corteo partito da La Sapienza.


Universitari pronti
da Piramide a piazza Venezia
Un corteo di studenti delle superiori e universitari e' pronto a partire da Piramide alla volta di piazza Venezia. I primi, diverse migliaia tra cui gli studenti del Virgilio e del Trilussa ("Siamo qui senza bandiere, perche' siamo apartitici"), hanno raggiunto la piazza per primi con striscioni e megafoni. In un secondo momento l'arrivo degli studenti di Roma Tre. "Tutti insieme famo paura".


''Voi andate alla deriva,
noi solchiamo il mare''.

Dietro questo lo striscione si e' mosso dall'universita' La Sapienza il corteo di studenti che confluira' nell'altro corteo organizzato da 'Uniti contro la crisi' ai Fori Imperiali. Migliaia di studenti medi e universitari stanno sfilando verso il centro di Roma e ora si trovano all'altezza di Castro Pretorio. ''Punteremo a Montecitorio nonostante la zona rossa'', promettono i manifestanti che mostrano scudi di gommapiuma sui quali sono scritti titoli di classici della letteratura, della filosofia e anche del cinema.


Cagliari, traffico paralizzato:
in 3500 contro la Gelmini
Sono circa 3500 gli studenti universitari e delle superiori che stanno prendendo parte questa mattina a Cagliari alla manifestazione contro la riforma Gelmini, in contemporanea al voto di fiducia di Camera e Senato al Governo. Traffico paralizzato nel centro della città.


Corteo anche a Napoli
Anche a Napoli corteo degli studenti contro il ddl Gelmini. A scendere in piazza nel capoluogo partenopeo gli aderenti all'Uds, mentre gli universitari del Movimento studentesco napoletano sono partiti, questa mattina presto, a bordo di 24 autobus alla volta di Roma. Gli organizzatori, proprio ieri, avevano sottolineato come avessero preferito una presenza maggiore nella Capitale, per dare peso alla protesta, e non manifestare in città.


"Siamo in oltre 30mila,
diretti al Ministero dell'Economia"

"Oltre 30.000 studenti delle scuole di Roma sono radunati a piazza della Repubblica e stanno procedendo verso il ministero dell'economia in via XX settembre 'dove consegneremo dei pacchi dono al ministero, restituendo tutto ciò che e' stato sottratto alla scuola e alla cultura'. Il corteo e' promosso da Unione degli Studenti Roma assieme alle scuole in mobilitazione e ai collettivi studenteschi. Il corteo si unirà poi agli studenti universitari riuniti a piazza Aldo Moro. 'Oggi saranno gli studenti a sfiduciare questo governo e a pretenderne le dimissioni', annuncia l'Unione degli Studenti". Così in una
nota l'Unione degli Studenti.


Ragazzi in marcia
E' partito da piazzale Aldo Moro il corteo di studenti che protestano contro il governo Berlusconi e la riforma del ministro Maria Stella Gelmini. Il lungo serpentone di alcune migliaia di persone si sta dirigendo verso la Stazione
Termini. Ad aprire il corteo, un grosso striscione con lo slogan "voi siete alla deriva, noi solchiamo il mare".
di Benni.


Roma, parte il corteo
Gli studenti medi partono da Piazza della Repubblica, incontreranno poi lo spezzone degli studenti universitari e insieme al Colosseo si ricongiungeranno con il corteo dei terremotati aquilani e dei manifestanti di Terzigno. Gianluca: saremo  in tanti, è la manifestazione più importante della mia vita.


Milano, studenti occupano la Borsa

Una cinquantina di studenti che erano inizialmente diretti verso largo Cairoli a Milano, dove sta per partire una manifestazione di protesta contro il governo, ha fatto irruzione in piazza Affari, all'interno della sede della borsa, dove hanno esposto uno striscione con scritto: ''Siete un'accozzaglia di affaristi razzisti, dovete darci il denaro''.


Palermo, occupati i binari della stazione
Un centinaio di studenti degli istituti medi superiori e della facolta' di Scienze
dell'universita' sta bloccando il traffico nella stazione ferroviaria di Palermo, occupando i binari.

Roma, "accerchiamo la zona rossa"

"Accerchieremo la zona rossa". Lo annunciano gli studenti universitari che si preparano a partire dalla Sapienza. "Siamo tantissimi circonderemo l'area- spiega Claudio Riccio, di Link-Coordinamento universitario- vogliamo far
vedere come il governo abbia bisogno di blindarsi per farsi votare la fiducia e per votare la riforma dell'universita'. C'e' un malcontento sociale forte che vogliamo esprimere. Se avranno la fiducia sara' per pochi voti e la avranno in un clima di protesta generale".


Fonte ! L'Unità

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USA, governo italiano anti-Internet e pro-Mediaset

Posted in 14/12/10
by Unknown

 Non si può certo dire che non l'avessimo detto. In questo blog, in quello di Guido Scorza, in quello di Enzo Di Frenna, di Alessandro Gilioli, di Beppe Grillo e di tanti altri che mi scuso di non citare, più che dirlo l'abbiamo gridato. Per mesi, per anni. Insieme a Piero Ricca e a Guido abbiamo girato l'Italia con Libero Web in Libero Stato: Milano, Firenze, Roma e prossimamente Napoli. Insieme a Enzo e a 60 audaci siamo andati a Roma, davanti all'ambasciata americana, a danzare a piedi nudi contro il Decreto Romani.

 E chissà che proprio da queso flash mob non abbia preso spunto David Thorne, l'ambasciatore USA a Roma, che in uno dei cablogrammi su Wikileaks, datato proprio febbraio 2010, riferisce a Washington delle critiche, delle perplessità e dei sospetti dell'amministrazione Usa sulla "legge Romani", che "darà possibilità di bloccare o censurare qualsiasi contenuto" e "favorirà le imprese di Silvio Berlusconi di fronte ai suoi competitor", a conferma di un "modello di business familiare in cui Berlusconi e Mediaset hanno usato il potere del governo in questo modo sin dai tempi del primo ministro Bettino Craxi".




 Scrive ancora Thorne ad Obama: "la legge sembra scritta per dare al governo il potere di censurare o bloccare qualsiasi contenuto di Internet se il governo lo ritiene diffamatorio" perché "offrirebbe le basi per intraprendere azioni legali contro le organizzazioni di mezzi di comunicazione che dovessero entrare in competizione politica o commerciale contro membri del governo".

 Ma la conferma più comica, come osserva anche Fabio Chiusi sul Nichilista, arriva dal timore di Thorne che il Decreto Romani possa "essere un precedente per Paesi come la Cina, che potrebbero copiarla o portarla a giustificazione dei propri attacchi contro la libertà di espressione". L'Italia, insomma, più avanti addirittura della Cina. Che cosa vi dicevo?

 Fonti interne alla Confindustria avrebbero confermato a Thorne "il ruolo di Paolo Romani come leader all'interno del governo per aiutare Mediaset a mettere Sky in una situazione di svantaggio". Il Decreto Romani sarebbe solo "un modo per controllare il dibattito politico su Internet" e, "vista da una prospettiva commerciale, la norma diretta a limitare i video e le televisioni disponibili su Internet aiuta Mediaset mentre la società del premier esplora il mercato della televisione via Internet".

 Nei cablogrammi Thorne ricorda che da anni gli Stati Uniti hanno fatto pressioni sul governo italiano perché approvi leggi che evitino conseguenze legali per chi opera su Internet, "inclusa l'infame intenzione di esigere che i blogger debbano avere la licenza di giornalisti, che viene concessa dal governo". Se qualcuno si fosse chiesto perché io e Di Frenna avessimo scelto l'ambasciata americana, all'epoca, per inscenare la protesta contro il Decreto Romani, eccolo servito.

 Grazie a tutti gli audaci che ci hanno seguiti a Roma. Come vedete, anche in conseguenza della forte attenuazione della pericolosità del Decreto Romani ottenuta sia a livello di definizione normativa sia a livello attuativo in sede AgCom, i vostri sforzi non sono stati vani..

Inoltre dai vari cablagrammi emersi da Wikileaks emerge la perplessita dell'amministrazione americana per il grande conflitto di interessi del sig.B..:




Fonte | ByoBlu | Sky

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Più rigore in fabbrica. Aziende contagiate dalla Marchionnite

Posted in
by Unknown

Rigore torna a far rima con lavoro? In Fiat ci ha pensato l’amministratore delegato Sergio Marchionne a riaprire l’antica e poco amata equivalenza. Certo la formula usata da Mister Fiat è la più severa e ha portato a una profonda riorganizzazione che investe gli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori. Accompagnata da tre licenziamenti a Melfi di operai accusati di sabotaggio (reintegrati dal giudice) e a Mirafiori di un impiegato (reintegrato pure lui).

Nel grande universo del lavoro italiano la ruvida ricetta del Lingotto sembra fare tendenza. Decine di episodi rivelano infatti che il virus della Marchionnite ha contagiato i rapporti fra dipendenti e aziende. Dalle Ferrovie alla Ducati Energia, dalla Unieuro alla Same, consolidate abitudini sono state messe in discussione, nuove richieste sono emerse, il tutto all’insegna di parole d’ordine come disciplina, rigore, flessibilità.

Però, dietro l’apparente uniformità di atteggiamento degli imprenditori si nascondono differenze: accanto alla rudezza piemontese convive la tendenza alla ricerca del dialogo e dell’accordo che sembra ispirare le relazioni industriali dell’imprenditore di stirpe lombardo- emiliana. Il cammino verso nuove regole sul posto di lavoro vede convivere i licenziamenti decisi dal Lingotto, finiti davanti al magistrato, con quelli della Ducati Energia, che al contrario si sono trasformati in blandi provvedimenti di sospensione, dopo che Guidalberto Guidi, passando davanti alla fabbrica di Bologna, ha incrociato lo sguardo dei suoi quattro dipendenti colpevoli di non avere controllato come si doveva una partita di prodotti acquistati in India e destinati all’assemblaggio per un cliente austriaco.

In mezzo ci sono gli episodi accaduti alle linee di montaggio delle moto Ducati. L’azienda guidata da Gabriele Del Torchio e i sindacati si sono a lungo confrontati con la «pausa della saponetta», cioè sulla possibilità di recuperare alla produzione il tempo concesso alle tute blu per potersi ripulire dai grassi e dai lubrificanti usati per assemblare le motociclette italiane più conosciute nel mondo. La Fiom ha subito cavalcato la protesta contro un provvedimento che, nelle intenzioni dell’impresa, voleva ottimizzare i tempi. Comunque azienda e sindacati hanno avviato la trattativa.

Nella ridiscussione, a volte ruvida, altre volte conciliante, sul modo di lavorare un posto a parte spetta alle Ferrovie. Da quando al timone di comando dell’azienda dei trasporti su rotaia c’è l’ex sindacalista Mauro Moretti le Ferrovie hanno svolto spesso il ruolo di battistrada nel ridisegnare regole che si ritenevano intoccabili perché consuetudine nell’impresa pubblica. Anche in questo caso siamo a Bologna: alla stazione del capoluogo emiliano sono per ora falliti tutti i tentativi di ridiscutere le tre pause da 20 minuti ciascuna delle quali hanno goduto per anni gli oltre 50 addetti alle biglietterie. L’azienda ha inutilmente cercato di convincere i sindacati sulla necessità di essere più pronti a rispondere alle esigenze della clientela, che ormai può scegliere tra molti modi di acquistare i biglietti. Ogni tentativo di mediazione è fallito e allora ai manager di Moretti non è rimasto altro da fare che ripristinare unilateralmente il vecchio contratto, che senza le deroghe introdotte successivamente limita a 15 minuti la pausa concessa per ogni turno di lavoro agli addetti alla biglietteria. Il caso non è limitato a Bologna: vertenze simili sono aperte in altre grandi stazioni italiane e sono finite su un binario morto.

Fra accordi e licenziamenti, scontri e strette di mano, tutti sono convinti che sul posto di lavoro tiri un’aria diversa e molte cose debbano cambiare, non solo in fabbrica, dove lo stile Marchionne mette radici più facilmente. Se non si parte da questa considerazione, è impossibile capire l’importanza di un episodio che ha visto protagonista una dipendente dell’Unieuro, grande catena di negozi di elettronica di consumo ed elettrodomestici fondata da Oscar Farinetti, in un paese della periferia di Torino.
La donna si è vista appioppare una severa multa per non avere esposto come si conviene il cartellino con il prezzo di un prodotto. Ne è nata una vertenza che finirà in tribunale, dove l’azienda si prepara a far valere le sue ragioni spiegando come la perfezione davanti alla clientela sia ormai una dote necessaria per resistere a una concorrenza sempre più serrata. E una vicenda simile ha avuto come protagonista un neoassunto nel primo Apple store italiano inaugurato di recente a Torino, dove a un dipendente è stata contestata la scarsa disponibilità nei confronti del pubblico.

Anche le prossime festività natalizie devono fare i conti con il cambiamento. Alla Same, multinazionale italiana dei trattori, la direzione aziendale vuole annullare la tradizione che imponeva la chiusura dello stabilimento di Treviglio, nella Bergamasca, nei giorni tra Natale e la fine dell’anno. L’azienda dopo una lunga crisi registra una robusta ripresa degli ordini, ma deve fare i conti con la pesante raffica di scioperi dei mesi scorsi che ha fortemente rallentato i ritmi produttivi. Le richieste della clientela hanno suggerito il ridimensionamento della pausa natalizia e fra i 1.500 dipendenti della Same, che sono tra i più sindacalizzati d’Italia, in molti hanno storto la bocca, c’è stata qualche contestazione, ma poi hanno accettato di entrare in fabbrica il 27, 28 e 29 dicembre. Per trovare un precedente del genere nelle aziende metalmeccaniche bisogna tornare indietro di molti anni. È il lavoro che cambia o forse torna solo all’antico.

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«Se non lo vogliono, e non credo, lo dicano». 
Bonanni: «Chiarisca se vuole investire». Fim e Uilm: «Preoccupati»

Senza l’approvazione dei lavoratori, non ci sarà nessun investimento a Mirafiori. Lo ha specificato Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, a margine del consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti a New York commentando l’incontro avuto con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, sulla nuova joint venture di Fiat e Chrysler per Mirafiori in attesa di un contratto specifico per il settore auto. «Se i lavoratori non volessero l’investimento, sarebbe un grandissimo peccato, anche perché ci sono tanti altri siti produttivi disponibili», ha aggiunto l’a.d. del Lingotto. Quanto alla notizia della raccolta di 2.500 firme a Mirafiori contro l’accordo, Marchionne ha detto di non crederci, ma «se è vero vuol dire che i lavoratori non vogliono l’investimento. Se quella è la risposta, allora c’è un problema più fondamentale».

Fonte | Panorama.it

«LA FIOM BLOCCA LO SVILUPPO»- «Chi fa dichiarazioni all’impazzata è la Fiom – ha detto ancora Marchionne – , che porta avanti un punto di vista che io non condivido minimamente: zero. Penso che l’intransigenza che abbiamo visto fino ad ora andrà a bloccare lo sviluppo del Paese». «Ovviamente c’è un piano B per Mirafiori» ha anche aggiunto Sergio Marchionne.

MARCEGAGLIA – «Non c’è nessuna richiesta folle da parte di Fiat e non c’è nessuna lesione dei diritti». È l’opinione espressa dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Confindustria, Fiat e Federmeccanica lavorano insieme da oggi per fare un contratto dell’auto. E non appena ci sarà, che rispecchierà le esigenze del Lingotto, Fiat rientrerà in Confindustria», ha aggiunto il capo del sindacato degli industriali italiani.

BONANNI – A Marchionne ha replicato dall’Italia il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni a margine di un convegno della Cisl scuola: «Voglio sapere prima con certezza se si fa l’investimento. Fiat ce lo dica, noi l’aspettiamo. Lo schema del contratto può andare bene, a condizione che le regole siano dentro le linee guida della riforma contrattuale e nel perimetro associativo di chi l’ha partorito».

SINDACATI – I lavoratori di Mirafiori «sono molto preoccupati che l’investimento della Fiat possa saltare e chiedono che si riprenda la trattativa per raggiungere un accordo». Così i responsabili auto nazionali della Fim, Bruno Vitali, e della Uilm, Eros Panicali.

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