L'organizzazione degli imprenditori spinge per un accordo nazionale di settore che "risponda alle esigenze della Fiat" e ne consenta il "ritorno" tra gli iscritti. L'ad del Lingotto: "Se le firme della Fion sono vere, vuol dire che gli operai non vogliono l'investimento". La Uilm: "Pronti a riprendere le trattative
NEW YORK - Cauta apertura alla proposta di Confindustria di creare Federauto e rilancio della necessità di adottare un contratto solo per i lavoratori del settore automobilistico. Sono questi i due punti sui quali Sergio Marchionne insiste con i cronisti nel corso del suo viaggio a New York per la riunione del comitato per le relazioni tra Italia-Usa. Ma l'amministratore delegato di Fiat non risparmia parole di fuoco alla Fiom. "Fa dichiarazioni all'impazzata, porta avanti un punto di vista che io non condivido minimamente: zero. Penso che l'intransigenza che abbiamo visto fino ad ora andrà a bloccare lo sviluppo del Paese".
"Io voglio il contratto dell'auto - spiega Marchionne -. Se questo significa scardinare il contratto nazionale è un'interpretazione dei sindacati. Ho bisogno di un sistema di regole che preserva le parti più importanti del contratto nazionale e anche in alcuni casi le rafforza". Sulla possibilità di far nascere Federauto, Marchionne ha detto che "può darsi che sia la soluzione giusta", ma ha aggiunto: "Per la Fiat questa joint venture con Chrysler se va avanti non deve comunque far parte di Confindustria. Quindi aspettiamo loro e quando sono pronti entriamo. Non è che possiamo fermare gli investimenti. Non posso aspettare, la macchina serve". Quanto alla tempistica, l'ad del Lingotto ha precisato che la macchina "deve essere pronta nel 2012". "I conti alla rovescia sono bravi tutti a farli - ha insistito - ma bisogna considerare
che ci vuole il tempo per svilupparla".
Marchionne tiene a sottolineare come "la proposta per Mirafiori è più generosa di quella di Detroit. Vogliamo cambiare le regole per una maggiore flessibilità". "Qui (negli Stati Uniti) c'è stato un accordo fra Governo, sindacati e azienda: tutti hanno fatto sacrifici", osserva Marchionne, mettendo in evidenza che la differenza "è di atteggiamento anche nei rapporti sindacali: questo modello per il momento funziona". Per Mirafiori "ovviamente c'è un piano B" conclude l'ad Fiat.
Marchionne è tornato poi sul lungo confronto con la Marcegaglia: "Abbiamo parlato di tutto e questo è il risultato delle discussione di questa notte con lei. Siamo svegli da 6 ore abbiamo parlato anche con l'Europa...". E' stata proprio la leader di Confindustria a sintetizzare più chiaramente l'esito del vertice con il manager: "La newco relativa all'investimento in Mirafiori nascerà fuori da Confindustria - ha detto Marcegaglia - . Confindustria, Fiat e Federmeccanica lavorano insieme da oggi a fare un contratto dell'auto. E non appena ci sarà un contratto dell'auto che rispecchierà le esigenze del Lingotto, Fiat rientrerà in Confindustria". Ieri Federmeccanica aveva inviato una convocazione ai sindacati 1 (per mercoledì prossimo) per discutere del contratto del settore auto.
In generale, Sergio Marchionne ha ribadito la posizione dell'azienda senza lasciare spazio a mediazioni: "Non si può ignorare la realtà internazionale del gruppo - ha detto riferendosi a un'eventuale risposta negativa dei lavoratori di Mirafiori - siamo 240mila persone in tutto il mondo di cui meno di 80mila in Italia. Esiste un problema per tutti gli uomini e le donne che lavorano alla Fiat, non soltanto quelli di Torino. Il nostro è un gruppo enorme. Non voglio costringere nessuno a lavorare, ma se questa è la risposta vera alla proposta vera, c'è un problema più fondamentale. Se la risposta è negativa, l'investimento non si fa". E ancora, commentando la notizia delle 2.500 firme sotto la petizione della Fiom contro la proposta contrattuale Fiat: "Se quelle cifre sono vere vuol dire che non vogliono l'investimento. Sarebbe un enorme peccato".
Emma Marcegaglia ha provato a distendere i toni: "Forse la proposta non gli è stata spiegata bene - ha detto la presidente di Confindustria - io penso che la reazione dei lavoratori sarà positiva. Tecnicamente - ha aggiunto - facciamo un contratto dell'auto come vuole Fiat, non ci sembra difficile. E' la riconferma di un investimento importantissimo in un momento in cui l'economia non va bene. Non c'è nessuna lesione dei diritti nelle richieste della Fiat, c'è solo la volontà di poter gestire in modo serio gli stabilimenti e questo faremo".
La presidente di Confindustria ha voluto poi anche rassicurare i sindacati che "il contratto nazionale rimarrà", ma dall'Italia le reazioni all'esito del vertice sono contrastate e la divisione sindacale sembra prospettare una replica del caso Pomigliano. "Per quanto ci riguarda - dice Rocco Palombella, segretario generale Uilm -, al fine di superare questa dannosa fase di stallo per la trattativa di Mirafiori, confermiamo la nostra piena disponibilità ad avviare un confronto con Federmeccanica" per un contratto di settore. Duro invece il commento di Maurizio Landini, leader della Fiom: "Si vuole definitivamente smantellare il contratto nazionale di lavoro - dice - . Le capriole del presidente della Confindustria servono nei fatti a coprire la volontà della Fiat di far diventare gli stabilimenti del gruppo in Italia quelli in cui si delocalizzano produzioni e si cancellano diritti".
Ancora più duro il giudizio di Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato Centrale della Fiom: "Quello della signora Marcegaglia è un atto di sudditanza tale che dovrebbe fare indignare non solo i sindacati e i lavoratori, ma anche gli industriali. Ha deciso di sciogliere la Confindustria". "In ogni caso - conclude - per noi comincia la guerra totale a Marchionne".
10 Dicembre 2010
Fonte | Repubblica








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